Bioprospezione vs biopirateria

Il termine bioprospezione (bioprospecting) indica l’esplorazione della biodiversità al fine di individuare risorse con un valore economico (commerciale) e sociale.

Si tratta di una ricerca sistematica di elementi che possono essere trovati in natura, come biomolecole, composti chimici, microrganismi, e che possono essere utilizzati per creare prodotti interessanti per l’uomo.

Viene portata avanti da un ampio gruppo di multinazionali che operano in diversi settori economici, come quello farmaceutico, manifatturiero, agricolo, oltre a settori più recenti, quali l’acquacoltura, il biomining (bioestrazione), l’ingegneria biomimetica (biomimicry), le nanotecnologie, etc.

Affinché le attività di bioprospecting siano fonte di uno sviluppo positivo, equo e sostenibile, è necessario che rispetti criteri di eticità. Molto spesso tale ricerca avviene, infatti, nelle zone rurali di paesi in via di sviluppo (PVS) a svantaggio delle popolazioni locali.

Purtroppo, più volte è capitato che la bioprospezione si tramutasse in uno sfruttamento del sapere e delle risorse delle popolazioni indigene, senza che queste ricevessero alcuna compensazione. Questo è il fenomeno noto con il nome di biopirateria (biopiracy).

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